20 anni dopo la caduta del Muro, Berlino non smette di trasformarsi. Mentre il patrimonio classico, come il Reichstag, conosce spesso una nuova vita, il fior fiore degli architetti del mondo intero viene nella capitale a dare libero sfogo alla propria creatività.
Berlino, eterno Bauhaus, è sempre da (ri)scoprire. Se disponi solo di due o tre giorni, la nostra guida ti propone una selezione di punti d'interesse imperdibili.
Lungo l'Unter den Linden, il viale più prestigioso del centro, i martelli pneumatici e gli operai imperversano senza posa. Quarantaquattro anni fa, Berlino Est aveva ereditato gran parte del centro storico, che era allora in pessime condizioni.
I lavori di restauro erano considerevoli, ma oggi sono tutt'altro che finiti. Di buona grazia, la metropoli più estesa del continente (8 volte Parigi intra-muros) si è dedicata al suo passatempo preferito: la sperimentazione urbana, caratteristica di una città che coltiva da sempre una tradizione anticonformista.
Dalla Potsdamer Platz al quartiere delle ambasciate, gli edifici avanguardistici fioriscono come per miracolo. Persino i monumenti classici come il Reichstag, restaurato da Sir Norman Foster, e il Zeughaus, ampliato da Ieoh Ming Pei (l'architetto della piramide del Louvre), conoscono una seconda vita.
Anche se Berlino non presenta un'omogeneità architettonica, la città trae dai suoi contrasti un'energia e una creatività formidabili, incarnate a lungo dal quartiere alternativo di Kreuzberg.
In virtù di che la città ti affascinerà tanto per le collezioni d'arte antica quanto per i grattacieli avveniristici, per i monumenti storici quanto per le ex case occupate trasformate in gallerie.
Unter den Linden
Una visita alla scoperta di Berlino comincia sempre dal viale Unter den Linden (letteralmente "sotto i tigli") che attraversa il centro storico. Col passare del tempo, questo ampio viale reale, costruito nel XVII secolo da Federico Guglielmo, si è popolato da edifici prestigiosi, alcuni risparmiati dalla guerra.
La porta di Brandeburgo, simbolo di Berlino e della Germania divisa, poi riunificata, apre maestosamente il viale come una moderna Acropoli di Atene.
Alla sua estremità, una focosa Quadriga (opera di Johann Gottfried Schadow) simboleggia la Vittoria, rivolta verso la città in guisa di pace.
Hitler, esperto in deviazioni di simboli, l'aveva volta verso Ovest perché nessuno ignorasse i suoi progetti di conquista.
Ai piedi della porta, la Pariser Platz celebra la presa di Parigi dagli eserciti coalizzati contro Napoleone. Dalla caduta del Muro, questa piazza, un tempo considerata il "salotto diplomatico" di Berlino, è stata oggetto di un'intensa campagna di ricostruzione. Lo testimonia, ad esempio, la nuova ambasciata di Francia (2002), costruita da Christian de Portzamparc sul luogo storico dell'antico palazzo neoclassico distrutto nel 1945.
Di fronte, la facciata della DG Bank è un modello di monotonia. Mai fidarsi delle prime impressioni! All'interno, l'americano Frank Gehry ha dinamitato tutte le regole in vigore.
La hall serve da scrigno ad una struttura di metallo e di vetro sopra la quale ondeggia una forma enigmatica un pesce, metafora ideale del movimento, secondo il creatore del museo Guggenheim a Bilbao. Il tetto è di un'incredibile complessità, tutto un intrico di acciaio e vetro la cui forma evoca i favi di un alveare.
Accanto, il tuo sguardo sarà rapito da un vascello tutto di vetro, l'Akademie der Künste di Gunther Behnisch, ricostruito esattamente sul luogo in cui si trovava l'antica accademia che occupava un palazzo settecentesco di Ernst von Ihne.
Luminosa e aerea, la hall si apre sulla caffetteria, la biblioteca e la libreria grazie ad una rete di passerelle e scale di vetro.
Il Reichstag
A due minuti dalla porta di Brandeburgo, visiterai una delle attrazioni più frequentate di Berlino dalle dieci del mattino, più di un'ora di attesa! - . Si tratta del Reichstag, interamente rinnovato da Sir Norman Foster (l'architetto del viadotto di Millau), che ha coronato la sede del Parlamento tedesco con una cupola di vetro a cui si accede tramite una rampa a spirale. Da Est a Ovest, la vista è magnifica.
Friedrichstrasse
Al primo grande incrocio, sulla destra, inoltrati nella Friedrichstrasse, che è diventata la grande arteria del quartiere di Mitte, il centro storico.
Nell'Ottocento, caffè, ristoranti, alberghi, cabaret e teatri attiravano in questo quartiere tutte le classi sociali. Questo melting pot è terminato sotto il nazismo, mentre i combattimenti hanno distrutto l'arteria nel 1945. Malgrado ciò, dal n. 165 al n. 167, sono sopravvissute tre belle facciate Jugendstil; una delle quali, in gres rosso del 1899, è veramente degna di nota.
Lasciati aspirare in seguito dal flusso dei turisti e dei berlinesi che vanno a fare shopping al Quartier 207, che non è altro che le Galeries Lafayette (filiale del rinomato grande magazzino parigino), un edificio realizzato quasi interamente in vetro da Jean Nouvel, o al Quartier 206, sede di uffici e boutique, le cui facciate sono state disegnate da Ieoh Ming Pei, o al Quartiere 205 costruito da OM Ungers, un collettivo con sede a Colonia. È brillante, elegante, ma non stupefacente.
Una hostess ci invita a ritornare di notte quando i giochi di luce trasfigurano le facciate.
Checkpoint Charlie
All'estremità della prospettiva formata dalla rettilinea Friedrichstrasse, si scorge una piccola baracca bianca costruita nel bel mezzo della strada: si tratta della ricostituzione del Checkpoint Charlie, l'unico punto di passaggio (con la stazione di Friedrichstrasse) tra le due zone di Berlino.
Un falso soldato americano si mette in posa per i fotografi quando una turista italiana gli si abbandona fra le braccia. Così va la Storia, dalla tragedia alla farsa...
Visita comunque il Mauermuseum Haus am Checkpoint Charlie, un piccolo museo privato di origine associativa, che riunisce documenti edificanti di ogni tipo, specialmente sui mezzi rocamboleschi per fuggire all'Ovest: non te ne pentirai.
Ti consente di capire a che punto il Muro ha condizionato tragicamente la vita degli abitanti di Berlino.
Questa frontiera funesta fece un'ultima vittima il 6 febbraio 1989: un giovanotto di nome Chris Gueffroy.
Gendarmenmarkt
Ti farà piacere probabilmente ritrovare più serenità e meno mercantilismo sulla Gendarmenmarkt, che è incontestabilmente una delle piazze più belle di Berlino.
Creata dal Grande Elettore Federico Guglielmo, la piazza comprende due chiese gemelle, il Französischer Dom (la chiesa francese) e il Deutscher Dom (la chiesa tedesca), che incorniciano il magnifico Schauspielhaus (teatro) costruito nel 1820 da Schinkel. Gli ugonotti francesi, cacciati dalla revoca dell'editto di Nantes, furono i primi ad insediarsi nel quartiere.
La loro influenza non fu trascurabile poiché portarono nuovi mestieri, nuove danze e persino nuovi frutti e nuove verdure!
È proprio il luogo ideale per fare colazione, prendere un caffè o schiacciare un pisolino in una sedia a sdraio all'ombra degli alberi. Sulla piazza c'è persino uno di quei bei vespasiani d'inizio Novecento, in ferro battuto traforato e ridipinto.
Forum Fridericianum
Di ritorno sulla Unter den Linden, la Bebelplatz è il centro del Forum Fridericianum, il grande progetto urbanistico di Federico II a Berlino che prevedeva un'Opera, un nuovo Palazzo e un'Accademia di Belle Arti. Fu realizzata però, secondo il progetto del sovrano, solo l'Opera nazionale, lo Staatsoper Unter den Linden. Questo elegante edificio, dotato di un portico corinzio, è stato realizzato tra il 1741 e il 1743 dall'architetto Knobelsdorff: esso costituisce il primo esempio (1741-1743) di sala di concerto indipendente dalla dimora principesca.
Nella caffetteria, aperta a tutti, ammirerai i sontuosi rivestimenti di legno e chissà? - magari incrocerai Daniel Barenboïm, il direttore dell'Opera.
Intorno alla piazza, l'Alte bibliothek, soprannominata dai berlinesi "comò" per via del profilo incurvato, occupa il luogo previsto per l'Accademia. In quanto alla St-Hedwigs-Kathedrale, il cui progetto originario si richiamava al Pantheon di Roma, fu dedicata alla comunità cattolica.
L'11 maggio 1933, la Bebelplatz fu teatro dell'autodafé nazista durante il quale vennero arsi oltre 20.000 libri ritenuti "pericolosi". Un memoriale costituito da alcuni scaffali vuoti sepolti nell'asfalto e visibili attraverso una lastra di vetro, commemora il famigerato evento.
Ora si deve attraversare il viale Unter den Linden senza cadere in una trincea di lavori in corso per ammirare lo Zeughaus (l'ex Arsenale), il più bel monumento barocco di Berlino, dalla livrea rosa pallido, molto italiana. È la sede permanente del Deutsches Historisches Museum, il Museo storico tedesco, attualmente in ristrutturazione. Ma si viene qui anche per ammirare l'ampliamento modernista dell'architetto I.M. Pei, la cui torre una "chiocciola vetrata" vale assolutamente la visita.
L'edificio ospita anche un grande caffè con tavolini all'aperto sulla riva della Sprea, dove si può mangiucchiare qualcosa a qualsiasi ora.
Museumsinsel
Ancora in piedi? Ce l'auguriamo perché ci accingiamo a visitare niente meno che la Museumsinsel (l'Isola dei Musei). Nel XIX secolo, per rispecchiare la grandezza e la potenza del giovane Impero tedesco, fu innalzato su quest'isola in mezzo alla Sprea un complesso di edifici d'ispirazione neoclassica.
Prima del secondo conflitto monadiale, il complesso ospitava una delle collezioni più ricche del mondo. Hitler, pittore mancato allergico al talento, ridusse drasticamente le collezioni di pittori tedeschi contemporanei prima che i bombardamenti non prelevassero ugualmente un pesante tributo.
Malgrado ciò, vivrai una delle più forti emozioni artistiche al Pergamonmuseum (museo di Pergamo) che presenta l'Antichità in grandezza naturale.
L'Altare di Pergamo, (una città greca in Asia minore) e la porta del mercato di Mileto (colonia romana) sono ricostituiti in dimensioni reali in sale monumentali! Hollywood e Brad Pitt possono darsi all'ippica: nessun effetto speciale digitale sarà all'altezza dell'arte antica quando raggiunge una tale monumentalità. Il resto delle collezioni è in armonia (specialmente la porta babilonese di Ishtar).
Il museo ospita anche le Antichità del Vicino Oriente e le sontuose collezioni dell'Arte islamica.
Se fai in tempo (queste visite sono terribilemente "cronofage"), completa l'esplorazione dell'Isola dei Musei con l'Altes Museum (Vecchio Museo), l'Alte Nationalgalerie (dove ha luogo una retrospettiva Goya) e infine il Bodemuseum (museo Bode).
Completamente sfiniti, si arriva in ginocchio al Berliner Dom (la cattedrale) per riprendere il fiato di fronte all'esuberante decorazione interna e raccogliersi nella cripta degli Hohenzollern.
Potsdamer Platz : la nuova Berlino
Oggi, un complesso di grattacieli stupefacenti si concentra su questa piazza che durante mezzo secolo di Guerra fredda era rimasta un terreno abbandonato all'ombra del Muro.
Fra i due conflitti mondiali, era l'incrocio più intasato d'Europa, al punto che qui vennero installati i primi semafori del vecchio continente.
Oggi, svolge il ruolo di vetrina avveniristica della Germania riunificata, e la maggior parte delle aziende vi ha impiantato le sue sedi. Il progetto generale è stato affidato all'architetto Renzo Piano. Lo spazio, suddiviso in tre centri distinti, è imperniato sul business, lo shopping e il divertimento all'anglosassone.
Il DaimmerCity (1998) è frutto della collaborazione tra Piano stesso(uno degli architetti del Centro Pompidou a Parigi), Rafael Moneo (a cui si deve il Kursaal di San Sebastián) e Arata Isozaki.
Il quartiere, formato da diversi edifici, ospita la DaimlerChrylser Contemporary, una galleria d'arte astratta, un grande centro commerciale e il Weinhaus Huth (1912), l'unico edificio originale sopravvissuto!
Ideato da Helmut Jahn (autore del City Spire di New York), architetto americano di origine tedesca, il Sony Center, sede europea della famosa azienda, è una delle nuove realizzazioni più spettacolari: si tratta di una piazza circolare, cinta da altissimi edifici trasparenti, sovrastata da un'immensa struttura in acciaio che ricorda il telaio di una bicicletta, ricoperta da teli e vetro.
Ristoranti, negozi, Filmmuseum (cinema multiplex) e caffè attirano una folla numerosa.
L'ultimo progetto, il Beisheim Center, non è ancora terminato. Un'amica berlinese ci assicura che il quartiere, non molto frequentato dai berlinesi, che lo trovano un po' freddo, comincia ad animarsi di sera.
La Berlino ebraica
L'esplosione architettonica di Berlino è caratterizzata anche dal fiorire di edifici dedicati alla comunità ebraica e alla sua storia.
La Neue Synagoge Berlin-Centrum Judaicum (Nuova sinagoga) è stata inaugurata dieci anni fa con una facciata restaurata e una splendida cupola dorata all'oro fino. Centro di studi e luogo di esposizione permanente sul ruolo degli Ebrei berlinesi, il resto dell'edificio è stato ristrutturato al minimo: spazi vacanti suggeriscono che ciò che è stato distrutto lo è per sempre.
Nel 2003, l'architetto Daniel Libeskind (scelto per ricostruire il World Trade Center) ha consegnato le chiavi del Jüdisches Museum, subito soprannominato dai berlinesi Blitz (lampo). Lampo ma anche zig zag o cicatrice, questo lungo edificio ricoperto di zinco e sfregiato di feritoie si richiama all'architettura espressionista e si legge come una metafora della storia straziante del popolo ebraico.
Infine, il 10 maggio scorso, tra la porta di Brandeburgo e la PotsdamerPlatz, a qualche decina di metri dal bunker personale di Hitler, è stato inaugurato, dopo 15 anni di lunghe discussioni, il Memoriale della Shoah. È la prima volta che una nazione riconosce il suo crimine più grande con un monumento al centro della capitale.
Peter Eisenman ha disposto 2711 steli di cemento antracite, attraverso i quali si cammina liberamente, di giorno e di notte. Anche se l'architetto rifiuta il paragone con un cimitero, bisogna ammettere però che viene in mente immancabilmente...