Forse una foto, o un resoconto di viaggio, avrà suscitato un attimo di nostalgia per un mare e una terra che fanno parte dei ricordi ancestrali di noi, gente del Mediterraneo.
Le isole Incoronate, manciata di sassi lanciata dagli dei in acque di tras... Leggi il seguito. Forse una foto, o un resoconto di viaggio, avrà suscitato un attimo di nostalgia per un mare e una terra che fanno parte dei ricordi ancestrali di noi, gente del Mediterraneo.
Le isole Incoronate, manciata di sassi lanciata dagli dei in acque di trasparenze cangianti, antiche città cinte da mura, sopra le quali guardano il mare campanili veneziani e leoni alati, il palazzo di Diocleziano, così grande da racchiudere il cuore di Spalato, monasteri dai campanili a bulbo, il cui silenzio è custodito da recinti di pietra o da minuscole isole, delicate racemi medievali, gli strepitosi mosaici della Basilica Eufrasiana di Parenzo, il verde scuro che si specchia nei laghi di Plitvice o si rompe, schiumando, nelle cascate del Krka. Si sarà presi da incantato stupore e poi da incredulità al pensiero che le radici intrecciate di bizantini, romani, salvi, turchi e austriaci abbiano rischiato di essere divelte in una guerra di popoli per cui questa terra è casa comune.
Que, arte e natura la sanno lunga sull’uomo. Ne testimoniano i drammi, ma continuano a raccontare, nella purezza delle acque, nel bianco della pietra e nel nitore sognante dei quadri dei pittori-contadini di Hlebine, una bella storia di intensa suggestione.
Basterà sedersi a un tavolo sulla terrazza di un caffè, lasciare vagare lo sguardo e mettersi in ascolto. Il mediterraneo inizierà a raccontare << Ridurre la descrizione
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